Suggestioni

Cosa cercava la contessa Lucy Chistalnigg, quando lasciava l’Austria, suo paese natale, per trasferirsi nella bella villa che possedeva a Gorizia, capitale dell’Antica Contea, e nella quale si rifugiava così spesso?

Donna tormentata e affascinante, con una passione sfrenata per le auto, le corse e la velocità, visse a cavallo tra ‘800 e ‘900, e furono le drammatiche vicende del “secolo breve”, l’attentato di Sarajevo e la Grande Guerra, a segnare la sua vita irrequieta.

Uccisa misteriosamente con un colpo di fucile durante una delle sue folli corse tra Klagenfurt e Gorizia per trasportare generi di prima necessità, fu probabilmente la prima vittima civile del conflitto che stava per esplodere, al termine del quale nulla fu più come prima.

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Questo territorio, questo cuore verde e azzurro dell’’’Europa, ne porta ancora le tracce ed è come un libro di storia spalancato. Tra verdi colline, candidi calcari e fiumi cristallini, trovi castelli e trincee, castellieri e bunker di guerra fredda. La sua magia è forse quella di stare sempre in bilico tra qualcosa e qualcos’altro. Mentre ti fai avvolgere a nord dalle catena delle Alpi Giulie ancora innevate, guardi giù, e l’Adriatico è un bagliore rosato di laguna.


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Quando la contessa Lucy passeggiava per Gorizia, ammirando le linee barocche delle chiese, salendo fin sul colle del Castello a guardar giù il borgo medievale e i tetti rossi della Nizza austriaca, sentiva parlare italiano, tedesco e sloveno. A volte prendeva la sua auto e guidava per strade impossibili, strette tra muretti a secco, fin sopra le falesie del golfo di Trieste, dove il Carso incontra il mare, si sedeva tra le rocce scabre e i sommacchi incendiati dall’autunno, guardava le onde increspate dalla bora, e ritrovava la pace.

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Quello che Lucy non seppe mai è che in meno di un secolo in questi luoghi si tracciarono e si cancellarono confini, e che dopo due spaventosi conflitti, cupi anni di Guerra Fredda e muri abbattuti, oggi si può di nuovo prendere l’auto e arrampicarsi su per tortuosi saliscendi e cambiare Paese più volte in pochi chilometri. Si può attraversare la Piazza della Transalpina e stare con un piede in Italia e uno in Slovenia senza tirar fuori il passaporto. Ci si può far stregare dal Collio, che compete con le colline toscane per la dolcezza del paesaggio e l’eccellenza dei suoi vini bianchi, tra i migliori del mondo.


Ci si può arrampicare sul Carso, da poco candidato a far parte dell’UNESCO, e percorrere un altopiano di erba magra e di carpini contorti dal vento e assaggiare il vino terrano, austero come questa terra di calcare, sempre in bilico fra due lingue ma senza più confini.

E si può infine arrivare a Trieste, guardarla dall’alto e farsi mancare il fiato. Percorrere discese da brivido lungo l’antico tracciato della Trieste – Opicina fra olivi d’argento e vigne terrazzate, e precipitare verso il suo cuore asburgico e la sua grandiosa piazza spalancata sul mare, sentendo parlare greco, serbo e rumeno. Si può ordinare un semplice caffè, e scoprire che qui si serve in una trentina di modi diversi.
Forse la contessa Lucy cercava un sogno, quando guidava la sua auto attraverso queste strade, il sogno di vivere molti mondi in un solo, piccolo mondo. Forse lo trovò. Lo stesso sogno che si può trovare anche oggi, dietro ad ogni curva.

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Prima Tappa

Castello di Gorizia, Ribolla di Oslavia, Cepovan, Lokev, Kromberk, Komen, Stanjel, Lipica, S. Canziano, Confine Aperto, Borst, Koper, Trieste – Opicina, Monrupino, Goriansko, Monte S. Michele, Gorizia.

Seconda Tappa

Gorizia, Plessiva, Scriò, Tenuta di Angoris, Monticello, Cormons, Subida, Spessa, Lucinico, Calvario, Sagrado, S. Martino del Carso, Gorizia.

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