La location

GORIZIA

     Gorizia si può definire a pieno titolo una pietra preziosa dalle tante sfaccettature che la fanno brillare intensamente. Una città millenaria, formata e forgiata da glorie e miserie, serenamente adagiate in riva dell’Isonzo fiume sacro alla Patria di color smeraldo che da sempre unisce territori e genti diverse

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     La borghesia asburgica amava Gorizia e il suo clima mite: non a caso la città era chiamata la “Nizza austriaca”. Del resto balza subito all’occhio del visitatore il lussureggiante effetto dato dalle molteplici varità di parchi, aree verdi e giardini che pervadono e circondano la città, ambienti naturali che rilassano, inebriano con i loro molteplici profumi e calmano lo spirito. Sono il Parco di Piuma sul fiume Isonzo, Il Parco del Palazzo Coronini Cronberg e il Parco Viatori, oltre ai due parchi cittadini, i Giardini pubblici e il Parco della Rimembranza.

     Gorizia entra nella storia attorno all,anno 1001, quando il suo nome compare per la prima volta in un diploma dell’imperatore Ottone III, il nome Gorizia deriva da Goriza, toponimo slavo che significa “ponticello”, sul quale si erge da sempre il simbolo della città, ossia il castello che con il suo incantevole borgo è un vero gioiello, partenza ufficiale della gara: da qui la vista spazia sulle dolci distese di colli e sull’intera città, dove convivono in modo armonioso architetture mediovali, barocche e ottocentesche. Il castello fu il centro di una contea che fu un importante stato feudale tra l’XI e la fine del XV secolo,la Contea di Gorizia, che al massimo della sua potenza si estendeva dal Veneto all’attuale Slovenia, dall’Istria al Tirolo. La storia della contea ebbe di fatto termine nel 1500, quando morto senza eredi il conte Leonardo, i territori e il titolo comitale passarono agli Asburgo.

     L’aspetto attuale del castello non rispecchia esattamente quello originario, modificato a più riprese nel corso dei secoli e adibito a funzioni diverse, da centro amministrativo a caserma, a carcere, fu pesantemente bombardato durante la Prima guerra mondiale. L’opera di ricostruzione degli anni Trenta del secolo scorso ha conferito al castello quell’affascinante aria medioevale che doveva avere subito dopo l’effimero possesso veneziano durato un anno tra il 1508 e il 1509. All’interno vengono periodicamente allestite delle mostre, vi sono ospitate la sezione didattica sella Contea di Gorizia, la Sala della Musica e il Museo del Medioevo Goriziano.

     In città trova molto spazio la cultura: tanti i musei da visitare, anche particolari e curiosi, come i Musei Provinciali, in Borgo Castello, con il Museo della Moda e delle Arti Applicate, la Collezione Archeologica e la Pinacoteca di casa Formentini.

     Nel centenario della Prima Guerra Mondiale, ecco il sottotitolo “passaggio a nord est – la frontiera della grande guerra”, non può mancare la visita al Museo della Grande Guerra, inserito sempre nel complesso dei musei provinciali, che intende rappresentare, in maniera chiara ed efficace, gli eventi bellici ed i loro riflessi umani e sociali.

     Fra i molti palazzi storici della città emergono il Palazzo della Torre, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e di mostre, Palazzo Attems Petzenstein, in piazza De Amicis, che ospita una pinacoteca con opera di alcuni maestri del Settecento veneto, molti ritratti ottocenteschi e una collezione di opere del Novecento (tra gli autori troviamo Italico Brass, Luigi Spazzapan, Tullio Crali e Vittorio Bolaffio), e Palazzo Werdwnberg, sede della Biblioteca Statale Isontina. Menzione particolare merita Palazzo Coronini Conberg, in viale XX Settembre, dimora storica risalente alla fine del Cinquecento.

     L’arcidiocesi di Gorizia, eretta nel 1752, ha rivestito nella storia della cità un ruolo importante non solo dal punt di vista spirituale ma anche culturale e materiale, contribuendo fattivamente al suo sviluppo. Fulcro della storia religiosa cittadina è la cattedrale, cioè il duomo in corte San Ilario, dedicata ai Santi patroni Ilario e Taziano. Le sue origini risalgono al XIII secolo e fu più volte ampliato secondo diversi stili prima di assumere l’attuale fisionomia. Altri luoghi di culto molto importanti sono la trecentesca chiesa di Santo Spirito in Borgo Castello e la chiesa di Sant’Ignazio, in piazza Vittoria, edificata dai Gesuiti nel XVII secolo a fianco del loro convento. La città annovera anche una comunità evangelica, con la relativa chiesa edificata in via Diaz nell’Ottocento, e custodisce la memoria di una antica comunità ebraica, praticamente cancellata dalla deportazione nazista nel 1943: La storia dell’ebraismo Goriziano è raccontata nel Museo della Sinagoga costruita nel 1756, “Gerusalemme sull’Isonzo”.

     La prima guerra mondiale vide Gorizia in prima linea, assediata per oltre un anno dall’esercito italiano che scatenò sei offensive (le prime se Battaglie dell’Isonzo) prima di poterla conquistare tra l’8 e il 9 agosto 1916. Linea di difesa austriaca nella testa di ponte oltra l’Isonzo, il Monte Calvario, a cui piedi sorge l’abitato di Piedimonte-Podgora, e raggiungibile facilmente in macchina, ed è caratterizzato da molti cippi commemorativi che ricordano i soldati caduti da ambedue i fronti. A nord della città, sul confine tra Italia e Slovenia, sorge invece il Monte Sabotino, imprendibile bastione fortificato dagli austriaci, cardine della difesa di Gorizia: una volta caduto, ifatti, la stessa città dovette essere evacuata dalle forze imperiali. Oggi è possibile salirvi sia a piedi, lungo diversi sentieri, che in automobile, dalla Slovenia, e visitare le numerose postazioni in caverna e in trincea tuttora visibili.

     Gorizia è sempre staa nella sua storia luogo d’incontro tra culture diverse: latina, slava e germanica. Fu pertanto innaturale il confine che separò con il Trattato di Pace di Parigi del 1947 la città dal suo entroterra verso est. Il nuovo confine tra l’Italia e Jugoslavia divise pure la piazza della Transalpina, che si sviluppa vicino all’omonima stazione a nord della città, con una recinzione ad altezza d’uomo facendone uno dei simboli della separazione politico-ideologica tra Europa occidentale e quella orientale durante gli anni della guerra fredda. La rete divisoria e stata abbattuta con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea nel 2004; in tale occasione, il centro della piazza è stato impreziosito dal mosaico mentre una file di pietre indica con effetto grafico la linea di confine sulla quale sorgeva la rete. All’interno della Stazione, edificata in stile secessione, è stata allestita una sala espositiva dedicata al confine ed alla sua storia.

IL COLLIO

     Collio, lembo d’estremo Nord Est, crocevia di popoli, di culture e di vicende. Storia e confini che si spostano, si alternano, si avvicendano. Questo il palcoscenico: protagonisti la vite e il vino. Il collio è una genna preziosa del mondo del vino. Il territorio comprende otto dei venticinque comuni della provincia di Gorizia: Gorizia, citta dala tipica atmosfera di confine, molto amata dagli Asburgo che la chiamavano la “Nizza dell’Adriatico”, Cormons il “cuore pulsante”, e poi San Floriano del Collio, Mossa, Capriva del Friuli, San Lorenzo Isontino, Dolegna del Collio e Farra d’Isonzo.

     Riconosciuto come una delle aree più prestigiose d’Italia per la produzione vitivinicola e soprattutto per l’alta qualità dei suoi vini bianchi, unici e indimenticabili, è un susseguirsi di dolci colline scandite da piccoli borghi con una superficie vitata di 15000 ettari a denominazione di orgine controllata,divisa in micro aree dotate di propria personalità. Antichi vigneti si rincorrono su dolci colline, poste a sorvegliare un territorio ricco di tradizioni, abitato da un popolo che nei secoli lo ha reso unico.

     Terra di confine colma di fascino, energia e mistero, di storie di piccoli luoghi, di strade acciottolate, di albe e tramonti, di vicende attuali, innovative e pionerstiche che si manifestano nella molteplicità delle etnie. Le colline che arricchiscono questa terra sono una galleria d’arte a cielo aperto. Il collio è bosco di robinia il cui profumo, in primavera, si fnde con il profumo di acacia e dei toni mielati dei fiori di tiglio.

     E’ la 2Strada del vino e delle ciliegie”, nata nel 1963 è primogenita in Friuli, che oggi, attraversando i vigneti del Collio, da San Floriano raggiunge Dolegna, regalando un paesaggio da fiaba, profumi indimenticabili e un trionfo di colori, tra cui spicca il bianco primaverile dei ciliegi n fiore.

     Qui si fondono e convivono cucine che riflettono gli influssi mitteleuropei di impronta ungherese, ebraica, slovena, austriaca e greca dando vita a piatti che sprigionano profum dal carattere tipico e inconfondibile e che esprimono in modo suggestivo le diverse radici. Le case dell’ospitalità rurale, gli agriturismi, le cantine, la ristorazione, sono le tappe dove si esprime l’anima dei vini del Collio e di chi li crea. L’ospitalità dicreta, sussurrata, autentica e la cucina che ha i sapori della campagna, i colori dell’orto e la freschezza della rugiada sono l’ideale per rilassanti vacanze nel verde.

     Tra le verdi colline del Collio si può trascorrere piacevoli ore in libertà e scoprire le bellezze di questa splendida zona, oppure piccoli tesori archittetoni nascosti, come il Santuario del Preval, dedicato a Santa Maria Regina dei Popoli, a Mossa. Il Collio Goriziano è stato insignito come meta turistica da visitare tra le prime dieci al mondo.

IL CARSO

     Il Carso è un altopiano roccioso calcareo che si estende lungo tutto il confine orientale del Friuli Venezia Giulia, dai dintorni di Gorizia fino all’Istria passando per Trieste. Territorio unico per la sua natura e per la sua storia, è caratterizzato da doline, grotte, setieri che portano direttamente al mare.

     Dalla flora alpina che, nell’arco di pochi chilometri diventa mediterranea, allo spettacolo meraviglioso della Grotta Gigante: è un territorio straordinario e ricco di sorprese, La vicinanza al confine segna ancora il retroterra latino, germanico e slavo che caratterizza la cultura carsica, i suoi usi e costumi, non meno la cultura culinaria. A esprimere l’anima rurale di questa terra, agriturismi e tipiche osmizze che, indicate da una frasca appesa davanti alla caa, permettono di degustare le specialità della zona: vini, in particolare i bianchi e l’olio extravergine d’oliva del Carso.

     Nell’ambito del Carso una rete di aziende denominata Carsonature utilizza metodi di agricoltura a basso impatto ambientale atti alla conservazione della biodiversità nell’area carsica. Per far conoscere le tradizioni culturali del mondo rurale e le bellezze naturalistiche del territorio, la rete dà vita a innumerevoli eventi per offrire attività esperienziali ed escursionistiche.

     Il Carso è anche l’elemento naturale che unisce Gorizia a Trieste, la capitale mitteleuropea per eccelenza.

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